ANTI-PASQUA CORRETTA

E cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re». (Lc 23,2).

Il primo capo d’imputazione del crocifisso pasquale riguarda dunque le tasse, dato che il morituro - dicono - sovvertiva la nazione, istigando a non pagarle. Ma quale pretone lo dice dal pulpito? E quale insegnante lo spiega nelle scuole dell’obbligo?

L’ANTI-PASQUA è appunto l’istituzione mafiosa di questa omissione, di questa “svista”, di questa omertà. A ciò si addomestica il credente (nella Chiesa o nello Stato) con vari espedienti, finalizzati ad addomesticare l’animale uomo affinché si persuada che pagare le tasse è cosa buona e giusta.

Dunque si educa l’uomo ad avere un parere opposto a quello di Cristo, e per il quale il Cristo fu giustiziato.

L’era in cui la disunione fra gli uomini, che non comprendendosi più, arrivano a farsi le guerre, oltretutto dopo averle giustificate (cfr. il punto 2309 del catechismo cattolico) assieme alla pena di morte (ibid., punto 2267), finirà con l’apertura dell’uomo al pensare spregiudicato, cioè libero da pregiudizi.

Il Cristo dice: “Chi ha orecchie per intendere intenda”. Cosa significa? Significa che le orecchie per intendere sono quelle materiali? Se uno ascolta un altro, sente solo onde sonore, il suono della sua voce, o sente anche le sue parole, i suoi pensieri, e la presenza del suo io?

Il concreto contenuto del concetto di “senso” consiste in ciò che della fisiologia umana entra in azione PRIMA della riflessione pensante, vale a dire in modo non mediato da questa, ma immediato, e tuttavia capace di offrire precisi contenuti percettivi alla riflessione pensante.

Perciò c’è anche il senso dell’io; c’è il senso del linguaggio, c’è il senso della vita… Lo star bene… Quando uno ti chiede: “Come stai?”… “Sto bene”… Lì sperimenti subito il senso della vita, ecc. Questa cosa l’ho scritta (http://digilander.libero.it/VNereo/i_sensi_umani_non_sono_cinque_ma_dodici.htm). Ognuno può giudicare da sé l’assennatezza di questo criterio di indagine sui sensi.

Insomma, la cultura, se è autentica, dovrebbe rendere l’uomo incapace di essere schiavo. Al tempo degli schiavi era infatti loro proibito leggere, così come insegnare loro a leggere. Allo stesso modo la bibbia fino a pochi secoli fa era considerata un libro proibito, al punto che se le donne erano trovate in possesso di una bibbia correvano il rischio di essere bruciate dal clero come streghe…

Oggi non si mette più al rogo la strega perché alle scuole dell’obbligo (obbligo democratico, e qui c’è già una contraddizione) tutti insegnano a tutti a leggere e a diventare lavoratori, cioè schiavi.

E questa è la democrazia della… monocrazia e del monopolio, mafiosamente imperanti negli Stati nella misura in cui gli Stati sono insegnati come democratici!

Il senso delle cose ed il senso della Pasqua stessa hanno dunque a che fare con chi lavora e con gli schiavi d’Egitto… (http://digilander.libero.it/VNereo/pasqua-2016-considerazioni-su-lavoro-e-schiavitu.pdf).    

Si immagini un uomo calvo ed il nome “Calvario”. Così è più facile notare che “Golgotha” equivale al latino “Calvaria” ed al greco “Kranion” che significano “cranio” o “teschio”. Il Cristo muore dunque sul Teschio ed è ammazzato dallo “Stato” (miscuglio di sinedrio e di impero romano) a Pasqua. Ma perché è fatto fuori il Cristo? Perché dice di non pagare le tasse. Oggi non lo si vuole insegnare perché tutti sono invece addomesticati a pagare le tasse ed a ritenere questo una cosa buona e giusta fin dai tempi della scuola dell’obbligo.

«Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: “Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?”. Rispose: “Sì”. Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: “Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?”. Rispose: “Dagli estranei”. E Gesù: “Quindi i figli sono esenti. Ma perché non si scandalizzino, va’ al mare, getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te» (Matteo 17, 24-27).

Da quest’altro punto del Vangelo si può capire che per Gesù le tasse devono essere prelevate non dal lavoro umano o dal sudore della fronte o dai sacrifici ma dalla liquidità del mare. Ma la liquidità del mare è la liquidità dell’emissione monetaria stessa. Almeno per me. Oggi infatti se si volesse risolvere il problema del debito e della tassazione ormai insostenibile (perché continua ad aumentare), bisognerebbe capire che l’unico modo per farlo sarebbe quello di tassare la moneta all’atto dell’emissione. Questo equivarrebbe, ovviamente, ad eliminare tutte le tasse.

Invece si preferisce pagare le tasse e farle pagare, anche se sono insensate ed esagerate. Ma la colpa non è dei politici, i quali vedono quanto siamo idioti e quindi si comportano di conseguenza, istituendo gioghi e schiavitù.

C’è perfino chi si straccia le vesti di fronte all’idea di libertà. Costoro sono persuasi che “schiavi è bello”…

 “La vita umana non ha altro scopo o destino, che quelli che le da’ l’uomo”… Ovviamente se l’uomo è persuaso che “schiavo è bello” non ha nemmeno il compito di dare uno scopo alla sua vita… E qui vi è la libertà dell’uomo senza meraviglia e senza senso… La libertà dell’uomo-bestia o dell’anti-uomo, quello che festeggia L’ANTI-PASQUA è appunto questo…

Conosci te stesso

Per attuare il sabato per l’uomo occorre conoscere innanzitutto l’io, la cui essenza è indipendente da tutto ciò che è esterno.

Per questa ragione non può essere chiamato con quel nome da niente che gli sia esterno. Niente di esterno ha accesso a quella parte di attività interiore dell’uomo, la quale è il “santuario nascosto”, in cui può riuscire a penetrare solo un essere che sia della sua stessa natura.
Il Dio che abita nell’uomo parla quando la sua attività interiore si riconosce come io. Così come l’attività interiore del sentire e quella razionale vivono nel mondo esterno, allo stesso modo un terzo elemento di tale attività s’immerge nel divino, quando si arriva a percepirne l’essenza. L’io è quindi della stessa natura e della stessa essenza del divino, anche se non è una cosa sola con essa.
Se si vuol usare un paragone, si può dire che l’io sta al divino come una goccia d’acqua sta al mare. L’uomo può trovare in sé, un che di divino, perché la sua più intima essenza proviene dal divino. L’uomo raggiunge, tramite questo terzo elemento della sua interna attività, una conoscenza interiore di se stesso, così come conosce il  mondo esterno attraverso la medesima attività.
Questo terzo elemento non è altro che la consapevolezza, detta anche “anima cosciente”. Ed è proprio in questo terzo ambito che incomincia a rivelarsi la vera natura dell’io. Quindi mentre attraverso la sensazione ed attraverso la razionalità l’attività interna umana si abbandona alle molte cose esterne, afferra, in quanto anima cosciente, la propria essenza a partire dal profondo della propria essenza. Con la percezione dell’io, cioè con l’auto-conoscenza, incomincia l’attività interiore.