CHI COMANDA L’UOMO

I problemi odierni della catastrofe economica occidentale, ciò che sta succedendo occultamente o no, il massacro di Parigi, le decapitazioni dell’Isis, l’assurda pretesa di pace nel mondo con catechismi che non escludono pena di morte e guerra giusta, ecc., non potranno essere veramente risolti senza che i soci dell’organismo sociale, cioè gli individui del nostro mondo quotidiano si aprano alla comprensione di ciò che comanda davvero l’uomo. Il non agire delle tre scimmiette (“non vedo”, “non sento”, “non parlo”) ha generato in verità quei problemi, i quali pertanto aspettano di essere risolti col vedere, col sentire e col parlarne…

Il FATTO che forze superiori agiscono nel cervello nei primi tre anni dell’infanzia e il FATTO che nelle anime degli autori dei vangeli furono impresse dai mondi spirituali certe forze da cui scaturirono le composizioni dei vangeli (cfr. “COSA SONO I VANGELI”) indicano una fonte unitaria di provenienza. In questa fonte si esprime la direzione spirituale dell’umanità. Domanda: dev’essere veramente guidata da fuori un’umanità, se al suo interno operano persone capaci di scrivere opere fondate sulle stesse forze che plasmano sapientemente l’uomo? E come il singolo uomo agisce o parla in un modo che solo molto più tardi può comprendere, così l’umanità nel suo complesso si procurò con gli autori dei vangeli dei mediatori che nei loro scritti fornirono delle rivelazioni che solo gradualmente potranno essere comprese. La comprensione di questi documenti aumenterà sempre più con l’evoluzione umana, e chi comanda l’uomo è presto detto: l’uomo può sentire in sé la guida spirituale; l’umanità nel suo complesso può sentirla in persone che operano come gli autori dei vangeli.
Poniamo che qualcuno abbia trovato dei discepoli, cioè alcune persone che lo seguono. Fondandosi su una vera autoconoscenza, costui si accorge facilmente che quanto ha da dire non viene da lui stesso, ma da superiori forze spirituali che vogliono comunicarsi ai suoi seguaci, trovando nel “maestro” lo strumento adatto per manifestarsi.
Costui è indotto a pensare come segue: “Quand’ero piccolo, lavoravo su me stesso grazie a forze che agivano dal mondo spirituale; ciò che ora posso offrire come il meglio di me stesso deve provenire anch’esso da mondi superiori: non ho il diritto di considerarlo come appartenente alla mia coscienza ordinaria”. Anzi affermerà che attraverso di lui agisce dal mondo spirituale qualcosa di demonico, una specie di demone, intendendo questa parola nel senso di una potenza spirituale buona. Questo lo sentiva anche Socrate, di cui Platone spiega che considerava se stesso come guidato e diretto dal proprio “demone”. È stato tentato in vari modi di interpretare il “demone” di Socrate. Ma si può comprenderlo accettando l’idea che Socrate avesse i sentimenti ora caratterizzati. In tal modo si riesce pure a comprendere che nei tre o quattro secoli durante i quali la Grecia rimase sotto l’influenza del principio socratico, vi si diffuse uno stato d’animo che poté contribuire alla preparazione di un altro grande evento, cioè il sentimento che l’uomo come si presenta non è interamente ciò che dai mondi superiori discende in lui. Tale stato d’animo continuò ad esercitare la sua influenza. I migliori fra quanti ne furono partecipi furono quelli che poi compresero meglio degli altri le parole: “NON IO, MA IL CRISTO IN ME”. Infatti furono in grado di riconoscere che se Socrate aveva parlato di un elemento quasi demonico, operante dai mondi superiori, col rivelarsi dell’ideale del Cristo era chiaro di che cosa Socrate parlasse. Soltanto che Socrate non poteva ancora parlare del Cristo. Perché? Perché ai suoi tempi (dal 470 o dal 469 al 399 circa prima di Cristo) nessuno poteva ancora trovare in sé l’entità-Cristo.
Se lo si vuol vedere, qui si trova di nuovo qualcosa che mostra chi comanda l’uomo, cioè chi è la vera guida spirituale dell’umanità: nulla può fare il suo ingresso nel mondo senza preparazione. Perché Paolo trova proprio i suoi migliori seguaci in Grecia? Perché lì il terreno di quel particolare atteggiamento dell’anima era stato preparato dal pensiero di Socrate. Vale a dire: ciò che nell’evoluzione dell’umanità avviene più tardi si richiama a eventi precedenti che avevano contribuito a rendere maturi gli uomini per quello che doveva seguire più tardi. Qui puoi dunque sentire quanto arrivi lontano la forza che guida l’umanità e come faccia trovare uomini adatti al momento giusto, là dove questi risultano necessari per l’evoluzione.
In fatti come questi si esprime nelle sue linee generali la direzione dell’umanità.
Se si guarda più indietro nel tempo, nel periodo dei profeti o del popolo eletto, dell’esodo dall’Egitto, e in particolare se si considera quanto i maestri dell’antico Egitto dissero ai greci sulla guida e sulla direzione della vita spirituale egiziana, si può scoprire un singolare parallelismo fra ciò che si manifesta in ogni vita umana e ciò che si esplica nell’evoluzione complessiva dell’umanità. Si narra che un egiziano abbia risposto come segue ai greci che gli avevano chiesto da chi fosse stato guidato e diretto fin dai tempi antichi: “Nel passato remoto da noi regnavano e insegnavano gli Dei e solo più tardi furono uomini a guidarci”. Gli egizi dissero ai greci che si chiamava MENES la prima guida sul piano fisico, riconosciuta come di natura simile a quella umana. Questo vuol dire che i capi dell’antico Egitto attestavano che in tempi remoti erano stati gli Dei stessi (stando a quanto riferiscono le fonti greche) a dirigere e a guidare il loro popolo. Di fronte a un’affermazione che ci giunge dall’antichità, a noi spetta sempre di comprenderla giustamente. Che cosa intendevano dire gli egizi affermando «Da noi furono Dei i re, furono Dei i grandi maestri»? Chi aveva dato ai greci quella risposta alle loro domande intendeva dire: «Se risalendo ai tempi più antichi del popolo egizio, e a chi sentiva in sé una coscienza superiore, cioè una specie di sapienza dei mondi superiori si chiedesse: “Chi sono in realtà i vostri maestri?” risponderebbe: “Se dovessi parlare del mio vero maestro, non dovrei indicare quest’uomo o quell’altro, ma dovrei traspormi in uno stato di chiaroveggenza e allora trovo il mio vero ispiratore, il mio vero maestro: lui mi si avvicina solo se il mio occhio spirituale è dischiuso”». Infatti nell’antico Egitto discendevano dai mondi spirituali verso gli uomini certe entità che non si incarnavano in un corpo fisico umano. Nella più remota antichità egizia erano appunto ancora gli dèi a regnare e a insegnare attraverso esseri umani; e per “dèi” gli egizi intendevano le “entità dhyaniche” della mistica orientale, che nell’esoterismo cristiano sono gli angeli. Questi poterono partecipare al governo della terra solo prendendo contatto con gli uomini nello stato chiaroveggente che costoro erano in grado di sperimentare nella remota antichità della terra, ispirando e illuminando gli uomini e intervenendo in questo modo indiretto nella guida dei destini terrestri.
Ciò che agisce nell’infanzia dell’uomo si può vedere operare in grande sul piano dell’umanità, sotto forma della più vicina sfera delle gerarchie spirituali, quella degli angeli, entità sovrumane che si trovano a un gradino più alto degli uomini e che s’innalzano direttamente verso le sfere spirituali. Da queste sfere portano giù in terra ciò che agisce nella civiltà umana. Nel bambino è la formazione del corpo a ricevere l’impronta della saggezza superiore; e in modo analogo è andata formandosi la civiltà nell’evoluzione più antica dell’umanità.
In questo modo gli egizi, i quali riferivano di essere in rapporto con un elemento divino, sentivano l’apertura dell’anima umana verso le gerarchie spirituali. Così come l’anima infantile dischiude la sua aura alle gerarchie (fino al momento della vita, caratterizzato ai capitoli “COSA SONO I VANGELI” e “UN NUOVO MODO DI VEDERE”), allo stesso modo l’umanità intera, mediante il proprio lavoro, apriva il suo mondo alle gerarchie con le quali era in rapporto.
Questo rapporto assume un’importanza particolare per coloro che conosciamo come i santi maestri degli indiani, cioè i grandi maestri di quella prima civiltà post-atlantica fiorita nell’Asia meridionale.
Dopo la catastrofe atlantica, cioè dopo il “diluvio”, e dopo che si era trasformata la fisionomia della terra, assumendo in Asia, in Europa e in Africa il suo nuovo aspetto, fiorì appunto la civiltà di quegli antichi e grandi maestri: e precisamente in un’epoca precedente a quella di cui parlano i più antichi documenti sacri. In certi momenti quei santi maestri dovevano trovarsi riuniti in numero di sette, perché ciò che ognuno di loro era in grado di sentire doveva armonizzarsi, come in un accordo di sette suoni, con gli altri sei saggi; così ciascuno aveva la possibilità di contemplare questa o quella realtà, conforme al suo particolare strumento e al suo particolare sviluppo. E dall’accordo di tutto ciò che ognuno di loro singolarmente contemplava, nasceva poi la sapienza primordiale che sentiamo risuonare se siamo capaci di decifrare i veri documenti occulti. Questi documenti non sono le rivelazioni dei Veda, per quanto possiamo ammirarli:: gli insegnamenti dei santi maestri dell’India risalgono a tempi molto più antichi della composizione dei Veda, e in queste opere poderose ne ritroviamo solo un’eco.
I santi maestri indiani sentivano e sapevano che le entità celesti delle gerarchie spirituali avevano raggiunto il gradino umano in stadi antichissimi della terra, e che queste erano i sovrumani antenati dell’umanità, così che quando si trovavano di fronte a una di queste entità contemplando chiaroveggentemente i mondi superiori ed ascoltando spiritualmente quel predecessore dell’umanità, il loro sguardo si riempiva di luce. Ciò che allora erano capaci di dire in queste condizioni esercitava un’impressione formidabile, così che tutti gli ascoltatori sapevano: ciò che ora si esprime non è vita umana, non è saggezza umana, ma sono gli Dei, cioè entità sovrumane, ad agire sulla civiltà umana.
Le antiche civiltà presero le mosse da questa risonanza della sapienza divina.
Le antiche civiltà presero le mosse da questa risonanza della sapienza divina. Solo a poco a poco nell’epoca post-atlantica si chiuse l’accesso verso il mondo divino spirituale che durante il periodo atlantico era completamente aperto all’anima umana. E nei vari Paesi, presso i diversi popoli, si cominciò a sentire quasi in modo esponenziale che l’uomo era sempre più affidato a se stesso.
NELL’UMANITÀ SI MOSTRA COSÌ, IN MODO PARALLELO, QUEL CHE SI MANIFESTA NEL BAMBINO: prima il mondo divino spirituale penetra nell’anima inconscia del bambino operando all’edificazione del suo corpo; viene poi il momento in cui l’uomo apprende a sentirsi come un io e fino al quale egli potrà più tardi poi ricordarsi. Non vi è forse qui ciò che autorizza ad affermare che anche l’uomo più saggio può imparare qualcosa dall’anima del bambino? Ma passato quel momento, ogni singolo si trova affidato a se stesso, sorge la coscienza dell’io e tutto va ricollegandosi in modo che più tardi si potranno ricordare le esperienze fatte. Allo stesso modo, anche nella vita dei popoli venne il tempo il cui gli uomini cominciarono a sentirsi sempre più chiusi di fronte alla divina ispirazione degli avi. Come il bambino viene a trovarsi separato dall’aura che nei primi tre anni ne aveva avvolto il capo, così anche nella vita dei popoli andò sempre più scemando l’influsso degli antenati divini, mentre gli uomini dovettero fondarsi sempre più sulla propria ricerca, sul proprio sapere.
APPUNTO DOVE LA STORIA PARLA IN QUESTO MODO, SI SENTE L’INTERVENTO DELLA DIREZIONE DELL’UMANITÀ. Gli egizi chiamavano MENES (è interessante notare che questo nome è affine al vocabolo tedesco MENSH, che significa appunto UOMO) colui che inaugurò la prima civiltà umana; gli egizi accennano contemporaneamente anche al fatto che ciò implicò per l’uomo la possibilità dell’errore. Infatti da quel momento egli dovette affidarsi allo strumento del suo cervello. La possibilità dell’errore è accennata simbolicamente nel fatto che la costruzione del LABIRINTO è attribuita al tempo in cui gli uomini furono abbandonati dagli Dei. Questa costruzione non è altro che un’immagine delle circonvoluzioni del cervello, cioè dello strumento dei pensieri propri dell’uomo nei quali l’uomo può smarrirsi. Gli orientali chiamavano l’uomo MANAS, e MANU è il nome del primo vero portatore del pensiero (chi conosce l’esperienza della fenomenologia del pensiero vivente sa come l’esperienza immaginativa, l’esperienza ispirativa e quella intuitiva siano vero nutrimento spirituale o MANNA spirituale). MINOS fu chiamato dai greci il primo elaboratore del pensiero umano ed è a lui (MINOSSE) che si ricollega la leggenda del Labirinto: gli uomini sentivano che appunto dai giorni di Minosse erano passati gradualmente dalla guida diretta da parte degli dèi a un tipo di direzione per cui l’io sperimenta in modo diverso gli influssi del mondo spirituale superiore.
Dal momento della grande catastrofe atlantica occorsero dunque tre periodi di civiltà per giungere ai giorni di Minosse occorsero dunque tre periodi di civiltà per giungere ai giorni di Minosse, cioè al quarto periodo (o periodo greco-romano). Durante quei tre periodi furono le gerarchie angeliche a dirigere i popoli. A un esame più accurato si rileva quanto segue, per ciò che riguarda la direzione dell’umanità. Solamente per il terzo periodo di civiltà, l’egizio-caldaico, le guide fino ad un certo grado indipendenti degli uomini furono gli angeli, vale a dire le entità dhyaniche della mistica orientale. Già nel periodo precedente, quello paleo-persiano, le cose erano andate diversamente (come civiltà paleo-persiana non intendo qui la civiltà che la storia chiama persiana, bensì una civiltà asiatica preistorica, cioè iranica, che si svolse nel territorio che più tardi fu quello dell’impero persiano). In quel tempo gli angeli erano sottoposti ad una direzione superiore, in misura di gran lunga maggiore che nel periodo egizio, e disponevano le cose in modo conforme alla gerarchia immediatamente superiore, cosicché tutto stava, sì, sotto la direzione degli angeli, ma questi a loro volta si conformavano alle direttive degli arcangeli. E nel periodo paleo-indiano o dei “Sette Rishi”, nel quale la vita post-atlantica raggiunse altezze spirituali sinora ineguagliate (altezze conseguite sotto la guida dei grandi maestri umani), gli stessi arcangeli stavano in modo simile sotto la guida delle archai (o principati, o spiriti del principio). Dal momento del diluvio atlantico si distinguono sette successivi periodi di civiltà: la prima è l’antichissima civiltà paleo-indiana, a cui segue quella paleo-persiana o iranica; la terza è l’egizio-caldaica-assiro-babilonese-ebraica (e questo è il periodo in cui l’uomo, avvertendo che la propria connessione col mondo spirituale si stasempre più allentando, sente il bisogno di far qualcosa; è il periodo in cui sono perciò redatti tutti i più antichi documenti religiosi del pianeta: la Torà, i Veda, l’I King, ecc.); la quarta la greco-latina; la quinta è la nostra, che ebbe inizio gradualmente circa nel secolo dodicesimo, e che durerà ancora per molto tempo. È anche vero che nel nostro periodo si vanno preparando già i primi eventi che ci porteranno nel sesto periodo post-atlantico perché le diverse civiltà hanno confini sfumati. Al sesto periodo farà poi seguito il settimo. Il periodo centrale di questi sette periodi, il quarto, aveva più di ogni altro il fine di mettere l’uomo alla prova. PER QUESTA RAGIONE PROPRIO DURANTE QUEL PERIODO LA DIREZIONE SPIRITUALE DELL’UMANITÀ DOVETTE ORGANIZZARSI IN MODO NUOVO. Nell’epoca post-atlantica gli uomini impararono a conoscere il Cristo durante il periodo greco-latino. Infatti è durante questo periodo che l’evento del Cristo si inserisce nell’evoluzione. Allora furono gli uomini ad imparare a conoscere il Cristo, mentre le entità-guida, o angeli, avevano imparato a conoscerlo prima, nel periodo egizio-caldaico, periodo in cui si elevarono fino a lui. Perciò nel periodo successivo, quello greco-latino, dovettero affidare gli uomini al loro proprio destino, per poi intervenire in seguito nell’evoluzione dell’umanità ma IN MODO NUOVO, cioè sotto la guida del Cristo.
Se oggi ci si dedica allo studio di queste cose a partire dall’interiorità umana (perché solo in tal modo può avere senso oggi una loro verifica scientifico-spirituale) è solo perché si è in grado di riconoscere il fatto che le gerarchie angeliche che hanno guidato l’umanità proseguono ora la loro direzione in modo da trovarsi sotto la guida del Cristo a partire dagli angeli. Ciò appare evidente nella simmetria di un semplice calendario a sette fiamme, ognuna delle quali rappresenti un periodo evolutivo ed una relativa gerarchia.

Prima ancora, cioè durante il periodo paleo-persiano, furono gli arcangeli a dirigere l’umanità perché si erano sottoposti al Cristo ancor prima degli angeli. In quel periodo (paleo-persiano) Zaratustra aveva indicato ai suoi seguaci ed al suo popolo il Sole indicandolo come grande spirito Ahura Mazdao che un giorno sarebbe disceso sulla terra! Le entità della sfera degli arcangeli, che guidavano Zaratustra, gli avevano infatti indicato la grande guida solare a quel tempo non ancora discesa sulla terra e che aveva solo intrapreso quel cammino, per poi intervenire più tardi direttamente nell’evoluzione terrestre. Quanto poi alle archai, entità-guida del principio, ispiratrici dei grandi maestri dell’India, indicarono loro il Cristo del futuro: non bisogna infatti cadere nell’errore di ritenere che quei maestri non avessero un presagio di Cristo. Questi maestri dicevano semplicemente che il Cristo era al di sopra della loro sfera, e che non potevano raggiungerlo.
Nel nostro quinto periodo post-atlantico, sono dunque gli angeli a portare il Cristo giù nel nostro sviluppo spirituale; nel sesto periodo saranno le entità della classe degli arcangeli (quelle che avevano guidato la civiltà paleo-persiana) ad avere la funzione di guida delle civiltà. Ed alle archai, o spiriti dei primordi, che avevano guidato l’umanità durante il periodo paleo-indiano, toccherà di dirigerla nuovamente, sotto la guida del Cristo, nel settimo periodo di civiltà post-atlantica. Nel periodo greco-latino il Cristo era disceso dalle altezze spirituali, manifestandosi nel corpo di carne di Gesù di Nazaret. Allora egli discese fin giù nel mondo fisico. Quando gli uomini avranno raggiunto una certa maturità, sarà possibile trovarlo nella sfera immediatamente superiore a quella fisica. NEL SUO SECONDO AVVENTO, APPUNTO, NEL TERZO MILLENNIO, IL CRISTO NON POTRÀ ESSERE TROVATO NEL MONDO FISICO, BENSÌ NEL MONDO IMMEDIATAMENTE SUPERIORE A QUELLO: IL MONDO VITALE (cfr. il concetto di vitale al cap. “UN NUOVO MODO DI VEDERE”). Infatti gli uomini non saranno rimasti gli stessi: saranno diventati più maturi e troveranno il Cristo nel mondo spirituale, come lo trovò Paolo a Damasco, precorrendo a tale riguardo il futuro. E come oggi guidano l’umanità gli stessi grandi maestri che già la guidarono durante la civiltà egizio-caldaica, così saranno quegli stessi a far ascendere gli uomini fino ad una visione del Cristo, uguale a quella avuta da Paolo. Costoro mostreranno all’uomo come il Cristo non agisca solo sulla terra, ma spiritualizzi l’intero sistema solare. Anche i santi maestri dell’India antica, reincarnati, nel futuro settimo periodo di civiltà, annunceranno quel grande, possente spirito del quale allora avevano detto che si trovava al di sopra della loro sfera: lo annunceranno come un spirito che poteva essere intuito nell’unitario BRAHMAN, in cui però solo attraverso il Cristo può penetrare il giusto contenuto. È in questo modo che l’umanità sarà condotta, di grado in grado, su verso il mondo spirituale.
La direzione spirituale dell’evoluzione dell’umanità va dunque attribuita a entità che attraversarono il loro stato umano durante i primordi del nostro pianeta, molto e molto tempo prima ancora di Atlantide ed oltre ancora. Per caratterizzare questi periodi la scienza dello spirito parla di incarnazioni precedenti del nostro pianeta, mostrandole in tutte le loro connessioni generali (vedi per esempio il volume di Rudolf Steiner “La scienza occulta nelle sue linee generali”)”. Qui accenno al fatto che ad ogni grado evolutivo rimangono indietro entità che non raggiungono la meta possibile. Si osservi per esempio la civiltà egizia antica, svoltasi parecchi millenni or sono nella valle del Nilo; agli egizi si erano manifestati maestri sovrumani (gli angeli) di cui il popolo diceva che erano dèi che guidavano gli uomini. Operavano però anche certe entità che avevano raggiunto solo a metà, o in parte, il loro grado di angeli. Occorre però tener conto che nell’antico Egitto l’uomo aveva conseguito un certo grado di sviluppo (il grado di sviluppo animico attuale è stato raggiunto nell’epoca egizia). Ma non è soltanto l’uomo-guidato a raggiungere qualcosa per il fatto di essere guidato; anche per le entità-guida questa funzione del guidare significa qualcosa che le fa progredire nella loro evoluzione. Per esempio, un angelo che abbia avuto per qualche tempo la direzione degli uomini è qualcosa di più di quello che era prima di avere iniziato tale funzione. Anche l’angelo progredisce tramite la sua attività di guida degli uomini: e precisamente, sia un angelo completo, sia un anche quello rimasto indietro nel suo sviluppo. Tutti gli esseri possono sempre progredire; tutto è in perpetua evoluzione. Ma ad ogni gradino vi sono entità che rimangono indietro.
Quando finì la civiltà egizio-caldaica ed ebbe inizio quella greca, esistevano dunque entità-guida rimaste indietro dalla prima di quelle due epoche. A questo punto quelle entità non poterono esplicare le loro forze, perché furono sostituite nella direzione dell’umanità da parte di altri angeli o di entità semi-angeliche. Ciò però significa che quelle entità sostituite non possono neppure proseguire la loro propria evoluzione. Nel successivo periodo greco-latino non poterono poi esplicarle in quanto tutta la conformazione di quel periodo - come ho detto prima - rendeva impossibile il loro intervento. Va sempre tenuto presente che ciò succede in ogni epoca e con infinite varianti e sfumature. Anche il racconto della ribellione degli angeli portatori di luce accenna al fatto che se si fosse svolta un’unica evoluzione rettilinea, l’umanità sarebbe rimasta in fondo una vasta unità, così che su tutta la terra si sarebbe parlato e pensato in modo uniforme. Non avrebbe potuto svilupparsi l’individualità, la molteplicità: e con ciò neppure la libertà. Così come questa categoria di angeli non perfettamente angelica ebbe poi il compito, durante l’epoca terrestre, di intervenire di nuovo attivamente nell’evoluzione dell’umanità, differenziandola e individualizzandola sempre più, allo stesso modo oggi le entità che, come guide, erano rimaste indietro durante il periodo egizio-caldaico, ebbero anch’esse il compito di intervenire nuovamente più tardi nella civiltà, proprio in quanto entità ritardatarie. Il nostro periodo, cioè il quinto post-atlantico è proprio quello in cui, accanto a entità giunte allora alla loro funzione di guida, e che dirigono l’evoluzione normale, troviamo anche altre entità, che nel passato e particolarmente nel periodo egizio erano rimaste indietro. Oggi viviamo in un tempo in cui, oltre alle guide normali dell’umanità, intervengono anche entità rimaste indietro nell’antica civiltà egizia e caldaica (per accorgersene basterebbe osservare in modo spregiudicato, cioè con occhio chiaroveggente i paramenti dei magistrati e/o dei pontefici, cardinali, vescovi, ecc.!).
Lo sviluppo dei fatti e degli esseri va considerato in modo che i processi nel mondo fisico devono essere considerati come effetti (manifestazioni) le cui vere cause si trovano nel mondo spirituale. La nostra civiltà, nel suo insieme, è caratterizzata da un lato da una tendenza alla spiritualità. Nell’aspirazione di certi uomini alla spiritualità si manifestano quelle guide spirituali dell’umanità odierna che per loro stesse hanno raggiunto un’evoluzione normale. Queste guide normali della nostra evoluzione si manifestano in tutto ciò che tende a condurre gli uomini verso le grandi comunicazioni spirituali della scienza dello spirito. Ma anche le entità rimaste indietro durante la civiltà egizio-caldaica intervengono nelle tendenze della nostra civiltà, e si manifestano in molto di ciò che è pensato e attuato oggi e che lo sarà nel prossimo futuro, vale a dire in tutto ciò che conferisce alla nostra civiltà l’impronta materialistica; spesso sono rintracciabili perfino nell’aspirazione verso lo spirituale. Oggi si assiste realmente a un risorgere della civiltà egizia ma spesso si tratta di una reviviscenza di forze che allora operavano spiritualmente, mentre oggi ricompaiono con un’impronta materialistica. Si pensi per esempio a Keplero: egli era completamente immerso nell’armonia del sistema cosmico, e lo espresse nelle importanti leggi matematica della meccanica celeste da lui scoperte, appunto nelle famose leggi di Keplero. In apparenza queste leggi sono molto aride e astratte, ma in Keplero sono scaturite da una percezione dell’armonia cosmica. Nei suoi scritti egli esprime che per poter compiere le sue scoperte dovette ricorrere ai sacri misteri degli egizi, sottrarre loro i sacri vasi e trarne quel contenuto di cui solo l’avvenire comprenderà il significato per l’umanità. Queste parole di Keplero non sono certo mera retorica, bensì l’espressione dell’oscura consapevolezza di una rinnovata esperienza di ciò che lui aveva appreso nel periodo egizio, durante una sua precedente incarnazione. È indubbiamente giusto ritenere che in una delle sue vite precedenti Keplero sia penetrato nell’antica sapienza egizia e che questa sapienza sia riemersa nella sua anima in forma nuova, adeguata ai tempi nuovi. È comprensibile che col genio egizio sia penetrato nella nostra civiltà un tratto materialistico, dato che la spiritualità egizia aveva una spiccata impronta materialistica, vedi per esempio il fatto che allora si procedeva nell’imbalsamazione dei cadaveri, dando così valore alla conservazione del corpo fisico. Questo aspetto è trapassato nella civiltà attuale, in forma adeguatamente cambiata da allora (oggi si preferisce mettere i morti nei loculi, ben protetti e sigillati nelle loro casse di zinco, rallentando cosi il processo di putrefazione che avverrebbe naturalmente se i cadaveri fossero posti nella terra). Le stesse forze che allora non giunsero ad esplicarsi compiutamente, intervengono oggi in modo diverso. Dall’atteggiamento che induceva ad imbalsamare i cadaveri derivarono le concezioni che oggi adorano esclusivamente la materia. L’egizio antico imbalsamava i suoi cadaveri, conservando in quel modo qualcosa che per lui aveva valore. Riteneva che l’evoluzione dell’anima dopo la morte fosse in rapporto con la conservazione del corpo materiale fisico. L’anatomista moderno seziona ciò che vede, credendo in tal modo di arrivare a conoscere le leggi dell’organismo umano. Nella nostra scienza odierna vivono le forze dell’antico mondo egizio e caldaico, forze che allora erano progressive, ma oggi rappresentano forze ritardatarie: occorre riconoscerle per apprezzare giustamente il carattere del presente. Quelle forze risulteranno nocive all’uomo odierno se non ne coglierà il senso; invece non ne sarà danneggiato, anzi le potrà indirizzare a buoni fini, se avrà coscienza del loro operare e rapportandosi ad esse in modo corretto. Queste forze devono trovare la loro applicazione; altrimenti non si avrebbero le grandi conquiste tecnologiche che abbiamo in ogni settore. Si tratta di forze appartenenti alle entità luciferiche più basse. Se non si riconoscono nel modo giusto, si considerano gli impulsi materialistici odierni come i soli possibili e non si scorgono le altre forze che invece conducono verso lo spirituale. Perciò una chiara conoscenza deve saper distinguere due correnti spirituali nel nostro tempo.
Se quelle entità-guida non fossero state trattenute nella loro evoluzione per opera della saggia direzione cosmica, la nostra attuale civiltà mancherebbe della necessaria gravità. In tal caso agirebbero solo forze tendenti a condurre irresistibilmente verso lo spirituale. Gli uomini sarebbero fin troppo disposti ad abbandonarsi a quelle forze: diventerebbero degli esaltati. E avrebbero interesse solo per una vita che si spiritualizzasse al più presto, sviluppando atteggiamenti di disprezzo per il mondo fisico materiale. Senonché il periodo attuale di civiltà può assolvere il suo compito solo se le forze del mondo materiale perverranno alla loro piena espansione, e ciò consentirà POI la conquista anche di questa sfera da parte della spiritualità. COME È VERO CHE L’UMANITÀ È PORTATA AVANTI DAI SUOI IMPULSI PIÙ NOBILI, ALLO STESSO MODO È VERO CHE LA PRESENTAZIONE DEGLI IMPULSI PIÙ NOBILI FATTA IN MODO FANATICO O ESALTATO PUÒ PRODURRE GLI EFFETTI PIÙ DELETERI PER UN GIUSTO SVILUPPO. Perciò affinché il prodotto della nostra epoca potesse avere il necessario peso sulla terra, ed affinché si acquisisse piena comprensione per il mondo materiale, cioè per le cose del piano fisco, chi comanda l’uomo, cioè la saggezza che dirige il cosmo, ha lasciato indietro le forze che avrebbero dovuto completare la loro evoluzione durante il periodo egizio e che oggi indirizzano lo sguardo verso la vita fisica.
Ecco perché - ripeto - i problemi odierni della catastrofe economica occidentale, ciò che sta succedendo occultamente o no, il massacro di Parigi, le decapitazioni dell’Isis, l’assurda pretesa di pace nel mondo con catechismi che non escludono pena di morte e guerra giusta, ecc., non potranno essere veramente risolti senza che i soci dell’organismo sociale, cioè gli individui del nostro mondo quotidiano si aprano alla comprensione di ciò che comanda davvero l’uomo. Il non agire delle tre scimmiette (“non vedo”, “non sento”, “non parlo”) ha generato in verità quei problemi, i quali pertanto aspettano di essere risolti col vedere, col sentire e col parlarne…